La classe dirigente di domani

Poiché Dio si annida nei particolari, mi permetto di richiamare l’attenzione su un testo politico di capitale importanza che può essere sfuggito a molti. In verità non si tratta di un testo vero e proprio ma di una lettera, tuttavia la sua straordinaria importanza non risiede nella lettera in sé, e non consiste neanche nelle firme, bensì nelle qualifiche che i firmatari hanno ritenuto di dover allegare al proprio nome (con un gesto, in verità, un po’ singolare).

Sto parlando di una lettera scritta da alcuni giovani del Pd a Beppe Grillo, in risposta ad un appello di quest’ultimo. Sul contenuto della lettera, francamente, si può sorvolare, ma sulle firme, anzi sulle qualifiche con cui i firmatari adornano i loro nomi, occorre soffermarsi.

Il primo giovane piddino si qualifica “Presidente Inoltre Alternativa Progressista” (“nientepopodimeno!”, diceva Mario Riva); il secondo è “Studente in Affari Internazionali presso la Hertie Schhol di Berlino, alumnus Bocconi in International Politics and Government” (traduco per il volgo italiano: va all’università) e naturalmente è “Responsabile Europa”; la terza, la più normale (e infatti fa di nome Jessica), ci dice solo che è laureata in Giurisprudenza alla Statale di Milano e che ha lavorato nel sociale; ma la quarta giovane piddina esibisce un “Master in management aziendale con lode, Master in marketing management delle aziende turistiche”, inoltre il titolo di “Funzionaria” (di partito, immagino), “Responsabile Ambiente”; mentre il quinto è addirittura “Studente magistrale di Politics and Policy Analysis in Bocconi” (insomma anche lui va all’università), il che non gli impedisce di collaborare con TPI, Loft e di essere caporedattore di Orizzonti politici, e inoltre di avere anche scritto un romanzo di cui, nella sua firma, non manca di fornire il titolo (ma omette il prezzo del volume in libreria); il quinto giovane del Pd, più modestamente, è “laureando presso l’Università di Pisa” ma si riscatta precisando che la sua laurea sarà in “economia, banca, assicurazioni e mercati finanziari”: a lui è giustamente affidata la responsabilità della “forma-partito”.

Costoro saranno, e di certo già si sentono, “la classe dirigente di domani”, come ci dicevano (ma a quel tempo senza ridere) i nostri vecchi professori di Liceo.

Io auguro con tutto il cuore a questi ragazzi e a queste ragazze di coronare i loro sogni, diventando CEO di qualche impresa o direttori di qualche Banca, o – male che vada – almeno Ministri, perché penso che anche il peggiore impegno politico sia meglio che nessun impegno politico.

Ma dalle loro auto-qualifiche così esibite (anche ingenuamente) emerge un universo di valori, che nulla ha a che fare con i ragazzi e le ragazze in carne e ossa, quelli che incontro nella mia Università, che non riescono a vedere riconosciuto il loro diritto allo studio, che non possono neanche lavorare, che soffrono la disperazione del precariato. Che sono rinchiusi nella depressione derivata dall’impotenza a cambiare le cose e le loro vite.

Queste firme con qualifiche sono un manifesto, un’ideologia, un programma.

E, francamente, mettono i brividi.

16/9/2019


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