LETTERA SPEDITA DA RAUL MORDENTI A “REPUBBLICA” edizione di Napoli, il 2-6-2017 e NON pubblicata.


Il “Gotha degli studiosi umanisti”, come scrive l’incontinente Alessio Gemma su “Repubblica”, ha protestato vibratamente perché il dott. Gabriele Frasca, ricercatore, non ha ricevuto l’abilitazione a professore ordinario (il massimo livello dell’università italiana), per un voto espresso a maggioranza dalla Commissione nazionale di “Critica letteraria e letterature comparate” da me presieduta, dopo aver letto e considerato per intero la produzione scientifica del Candidato.
Esprimere il proprio parere è un diritto dei miei autorevoli Colleghi, così come è certamente un diritto del dott. Frasca  fare ricorso in tutte le sedi che riterrà opportune contro il giudizio che lo riguarda, ed è altresì un diritto di chi si sente oltraggiato dalle affermazioni riportate da “Repubblica” chiederne conto e risarcimento in sede giudiziaria.


Giudicheranno gli organi competenti sulla legittimità e sulla correttezza delle procedure seguite dalla Commissione da me presieduta, ma il giudizio scientifico di merito (se ne converrà) appartiene esclusivamente ai Commissari, i quali per svolgere questo compito sono stati designati in modo trasparente e pubblico, e che dunque hanno il diritto-dovere di esprimere in coscienza le proprie valutazioni (firmate, pubbliche e integralmente pubblicate nel sito del MIUR), senza essere oggetto di contumelie o intimidazioni per le loro scelte. Faccio notare agli autorevoli Colleghi firmatari dell’appello pro-Frasca che l’unica alternativa possibile a tale attribuzione di responsabilità a libere Commissioni di professori sarebbe conferire il potere di valutazione scientifica a organi amministrativi, politici o ministeriali, e sono certo che questa soluzione non è da loro auspicata (anche se purtroppo è probabile che con il loro gesto essi vi contribuiscano preterintenzionalmente).
Faccio altresì notare che il dott. Frasca si è visto negare l’abilitazione a professore ordinario anche da un’altra Commissione nazionale del tutto diversa dalla nostra, quella presieduta dal prof. Santagata. Tale bocciatura del dott. Frasca avvenne solo qualche anno fa, in occasione della precedente tornata di abilitazioni scientifiche nazionali. E anzi il quel caso la bocciatura del dott. Frasca avvenne all’unanimità dei cinque Commissari e non a maggioranza.
Tuttavia non risultano agli atti vibrate proteste del “Gotha degli studiosi umanisti” per quella bocciatura. Evidentemente in quel tempo (tre anni fa) non si era ancora verificata la circostanza che essi testimoniano oggi, cioè che (cito dal loro appello) “Tutti i presenti firmatari, mossi dalle loro diverse necessità e dai loro specifici fini di ordine professionale, hanno letto e utilizzato i lavori scientifici di Gabriele Frasca, che costituiscono a loro parere uno dei risultati più importanti della ricerca italiana…”. Tale lettura e tale utilizzo si sono verificati evidentemente nel frattempo, riguardando (secondo l’affermazione dei firmatari: “mossi dalle loro diverse necessità e dai loro specifici fini di ordine professionale”) sia Sociologia che Filologia romanza che Letterature comparate che Storia del pensiero politico che Filosofia morale che Letteratura italiana.
Neppure è agli atti una tempestiva e pubblica protesta dei suddetti Colleghi contro i meccanismi concorsuali decisi dal Ministero e, data la loro l’autorevolezza e la vicinanza politica di molti di loro a chi ci governa, una loro critica contro il MIUR o l’ANVUR sui meccanismi delle abilitazioni forse sarebbe stata utile.
Tutto ciò rientrerebbe nel legittimo dibattito culturale. Quello che invece appare del tutto intollerabile è il tentativo di coinvolgere persone del tutto estranee alla valutazione del dott. Frasca (ricordiamo a chi non lo sapesse che non si tratta di un concorso, ma di una abilitazione, e non c’è dunque alcun rapporto fra la bocciatura di uno e l’approvazione di un altro), e francamente indigna che tali coinvolgimenti oltraggiosi riguardino delle Colleghe: una ennesima prova che nella infame cultura maschilista italiana le donne e la loro onorabilità vengono usate dagli uomini per colpirsi fra loro.
Infine: non posso tacere di essere rimasto assai colpito da un’intervista che – a sostegno dell’appello da lui firmato – ha voluto concedere il prof. Alberto Abruzzese, ancora a “Repubblica” (on line, del 2/6/2017). Fra l’altro Abruzzese dichiara testualmente: “C’è un mercato tra docenti universitari sui candidati da promuovere a professori”, “C’è un perverso meccanismo: le commissioni accademiche rastrellano docenti inevitabilmente compromessi, a partire dai loro interessi personali”, “È così, ho partecipato a tante commissioni e mi sono adattato io per primo a questo andazzo”.
Si tratta dunque di una vera e propria auto-accusa, gravissima. Personalmente non posso che invitare il Collega Abruzzese a chiedere l’annullamento dei concorsi  irregolari di cui è stato responsabile in qualità di Commissario. Nel frattempo lo prego però di non applicare il suo metro a tutti gli altri dato che – ne sia certo il prof. Abruzzese – non tutti i professori italiani sono come lui né si comportano come lui confessa di essersi comportato.

Prof. Raul Mordenti
(Presidente della Commissione per l’ASN
del SSD “Critica letteraria e letterature comparate”)


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